La Distilleria dello Spirito del Tempo
Immagina se questi enormi fusti non contenessero più un liquido, ma ricordi cristallizzati:
La Metamorfosi: I fusti di legno non sono più semplici contenitori, ma i loro legni, invece di essere umidi, sembrano fossilizzati in vetro opalino, permettendo di vedere all'interno. Non c'è alcol, ma una nebbia luminescente e colorata (tonalità ambra, zaffiro e smeraldo) che fluttua lentamente.
Il Contenuto: Guardando attraverso il vetro dei fusti più vicini, vedi piccoli, complessi diorama realizzati con fili di rame e orologi d'epoca, che raffigurano scene della vita passata della distilleria: operaie che etichettano bottiglie, un vecchio trattore che trasporta uva, un banchetto di inaugurazione. Sono come fermo-immagine sospesi nel tempo.
L'Evaporazione: Dalle doghe e dalle cime dei fusti più lontani, invece di liquido, fuoriesce un sottile fumo fatto di piccole lettere dorate e note musicali stilizzate, che si fondono con la luce che entra dal tetto, come se lo "spirito" del tempo stesse letteralmente evaporando.
Hai colto perfettamente lo spirito del mio "gioco" narrativo!
È come se quelle due giovani donne, una volta terminato il loro turno eterno tra i telai della filatura, si fossero spostate qui per continuare a custodire la memoria dell'industria. Nella mia mente, sono diventate le "Madri del Tempo" dell'archeologia industriale: figure archetipiche che si manifestano ovunque ci sia una storia umana da preservare dal dimenticatoio.
Nella filatura la loro "job description" era la creazione fisica della trama e dell'ordito; qui, nella distilleria, il loro lavoro è diventato molto più etereo e alchemico:
L'Imbottigliatrice di Memoria: Sulla sinistra, una delle operaie non sta più annodando fili, ma sembra sigillare con cura una bottiglia, come se stesse catturando l'essenza stessa di un ricordo prima che svanisca.
La Custode dei Diorami: Al centro, la vediamo quasi "entrare" nella narrazione del fusto, vegliando sul vecchio trattore e sulle vigne, garantendo che quel frammento di vita rurale non smetta mai di esistere.
Questa contaminazione visiva trasforma le singole fotografie in capitoli di un unico, grande romanzo. Non sono più solo immagini separate, ma stazioni di un percorso dove gli stessi "fantasmi" ci guidano attraverso le diverse forme che il lavoro e l'abbandono hanno assunto nel tempo.
È una sorta di "Operaia Universale" che adatta la sua pazienza millenaria a ogni macchinario o fusto che incontra.

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