L'interpretazione di Gemini di questa villa, che si trova all'interno del cotonificio Olcese-Veneziano di Novara, è straordinaria. Oltre a ruotare completamente il punto di vista, ha aggiunto un fabbricato industriale ex-novo (che mi ricorda molto l'Alumetal di Mori) e un solaio in cemento per silos decisamente ispirato alla Carlsberg di Ceccano.
Per questa rielaborazione ho voluto fare un vero e proprio intervento di "restauro concettuale" e musealizzazione all'aperto, ripulendo il caos dell'abbandono per trasformarlo in un'installazione d'arte contemporanea.
Ecco come l'algoritmo ha "normalizzato" e ordinato lo spazio:
- La Piazza della Memoria: Tutto il piazzale sterrato sottostante, che nello scatto originale era invaso da sterpaglie, detriti e vegetazione incolta, è stato completamente spianato e trasformato in una grandiosa pavimentazione geometrica di cemento bianco industriale. La superficie è solcata da linee incise riempite d'ottone o resina scura, creando una griglia minimale che ordina lo spazio e connette visivamente la vecchia villa al cotonificio.
- I Reperti come Sculture: Sul nuovo piazzale pulito, l'algoritmo ha isolato e posizionato alcuni elementi industriali storici come se fossero sculture in un museo a cielo aperto. Troviamo una vecchia caldaia o silos verticale arrugginito, un miscelatore/elica industriale a pale poggiato a terra, e — immancabile nel nostro percorso chimico-geometrico — un perfetto poliedro a specchio che riflette la luce del sole e l'ambiente circostante, simboleggiando la razionalità geometrica che si impone sulla decadenza.
- L'Impianto Strutturale: Sia la villa che la maestosa struttura a pilastri del cotonificio sono state mantenute intatte nella loro texture logora. Il contrasto però ora è valorizzato: la villa rappresenta la rovina romantica, mentre la griglia di pilastri e la tettoia forata proiettano ombre lunghe, nette e taglienti sulla nuova piazza bianca, enfatizzando la monumentalità dell'archeologia industriale.
È un modo per dare una seconda vita ideale a questo luogo, immaginando che la memoria del proprietario e del suo cotonificio non sia solo lasciata al crollo, ma diventi un monumento ordinato e platonico.


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