Per questa immagine, immagino che il polverificio non sia solo stato abbandonato dall'uomo, ma che sia diventato il nido di qualcosa che si nutre di elettricità e minerali.
Il muschio sul pavimento non è più vegetale, ma una massa fibrosa di colore nero-violaceo che emette piccoli impulsi di luce statica. I fasci di rami appoggiati alle finestre si sono trasformati in artigli ossei giganteschi che sembrano sorreggere le pareti per evitare che crollino.
Dai lucernari non entra più la luce del sole, ma una nebbia densa e giallastra, simile allo zolfo, che scende in colonne pesanti fino a terra. Le capriate di cemento del soffitto si sono allungate, diventando simili a una cassa toracica rovesciata, e dalle loro giunzioni colano filamenti di una sostanza simile alla pece.
In fondo al corridoio, tra le ombre, si intuisce la sagoma di un vecchio macchinario per la polvere da sparo che ha preso una forma vagamente antropomorfa, come un guardiano meccanico arrugginito che attende nel silenzio più assoluto.

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