Per questo magazzino, ho immaginato che le vecchie foglie di tabacco non siano mai state portate via, ma si siano fuse con la struttura stessa in una forma grottesca.
Il magazzino è avvolto in una fitta nebbia color ambra, densa e dall'odore pungente di tabacco fermentato e cenere. Dalle crepe nel cemento non esce polvere, ma lunghe vene di catrame nero che colano dai soffitti come stalattiti organiche.
I parapetti delle scale si sono trasformati in nervature di foglie giganti e secche, fragili al tatto ma taglienti come carta. Sul fondo, la scalinata non porta più ai piani superiori, ma sembra svanire in un vortice di fumo che non sale, ma striscia lungo i gradini come un predatore.
Al centro del vuoto, sospesa tra i piani, galleggia una figura fatta interamente di cenere grigia, che si sfalda e si ricompone continuamente, come se cercasse di ricordare la forma dei lavoratori che un tempo animavano questo spazio. Le finestre a destra non mostrano l'esterno, ma riflettono un incendio invisibile che tinge tutto di un rosso cupo e minaccioso.


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